Cara Lucrezia,
Ecco il mio Best of Marco. Rispetto alla mia idea iniziale di mandarti solo una dozzina di immagini, ho certamente fatto di più, forse troppo, includendo anche qualche lavoro che per me – e forse solo per me – ha avuto una sua importanza ma poi non ho sviluppato oltre, o che si è rivelato un binario morto, o che non era granché in sintonia coi tempi. Cosa quest’ultima che a volte ha influenzato negativamente la percezione del mio lavoro in generale, e di conseguenza ha spostato l’attenzione del mondo dell’arte – notoriamente volubile e un po’ modaiolo, specialmente in Italia – su altro. Per non parlare dell’influenza nefasta della reputazione di Franz che ha allontanato diverse gallerie e soggetti vari da me. Questi sono fatti, non recriminazioni. Rispondendo a ciò mi sono occupato nel tempo anche di edilizia – dove mi rendo conto ora che ho applicato il mio consueto approccio intellettuale, estetico e viscerale, con effetti deleteri sia sulla mia economia che sulla mia salute mentale. Pensa che un amico immobiliarista mi ha rimproverato più volte l’errore di “innamorarmi degli immobili”. Molto acuto e corretto. Mai più edilizia, per me. Più o meno ogni opera mia costituisce una serie a sé, e il criterio con cui ho deciso di realizzare più o meno lavori di ognuna è banalmente commerciale. Commerciale è bello, vuol dire che un’idea ha una risonanza e porta qualche soldo. Le gallerie mi dicono che il lavoro X si vende? I collezionisti ne vogliono di più, di più grandi, di più piccoli? Nessun problema, avanti con la “produzione”! Anzi, è un piacere lavorare per qualcuno che semplicemente apprezza, ed il lavoro stesso si affina dipanando e sviluppando un’idea in molteplici frutti e declinazioni. Per rendere chiaro questo aspetto non secondario del mio lavoro ho voluto aggiungere più immagini di opere di alcune serie, che costituiscono appunto declinazioni di uno stesso concetto: un po’ come furti seriali di – metti – mutandine. Stessa ossessione passeggera, refurtiva variopinta. Anche se corro il rischio di annoiarti, certo. Ma su questo punto una digressione. Molti si lamentano di essere sommersi dagli input dei media, da questa o quella grande quantità di immagini su tale profilo Instagram, etc. Io non vedo affatto questo problema. 200 immagini di qualcuno? In pochi minuti so dove mettere i miei cuoricini, so cosa risuona per me e cosa no, sempre. Sono certo che lo sappia fare anche tu, quindi scorri via liberamente, non mi offendo certamente, e se qualcosa ti dovesse lasciare perplessa o incuriosire sarebbe solo bello discorrerne. Le serie sono tante, non tutte rappresentate qui e non sto a menzionarle qui. Di alcune ho realizzato centinaia di versioni (di “Informale visto dall’uomo e visto dal cane”, ad esempio), di altre pochissime, tutte ben fotografate. In generale quasi nessuna di queste serie che ti mostro è “vecchia”, per me, ma il mondo probabilmente non sarà d’accordo. Potrei riprendere a realizzarne domani. A volte lo faccio, specialmente su richiesta. Le date dei lavori? Cerco di aggiungerle, ma un po’ a malincuore, così come le dimensioni. Non sono molto importanti, per me. In generale, qualunque sia il soggetto della mia indagine nel corso della realizzazione di una serie, c’è distacco, certo, ma mai indifferenza. C’è piuttosto meraviglia per le infinite possibili declinazioni di ogni cosa, e un certo rigore estetico. E una volta che il concetto che desidero esprimere è per me cristallino, mi consento, nella cornice stagna di esso, di dar libero sfogo ad una fantasia un po’ da bambino. Ma cerco di evitare le sbavature. La serie “L’informale visto dall’uomo e visto dal cane” è un buon esempio di ciò. Chiarito con il titolo, e con la presentazione del quadro ad olio affiancato dalla sua riproduzione in B/N affiancata (su pellicola, come vaga simulazione di una modalità percettiva), che il tema è la differenza di percezione fra l’uomo ed il cane della pittura astratta, di quadri a olio sono libero di farne quanti e come mi pare, e aleeè, che divertimento a farli! Ma questa è una semplificazione ridicola dell’incredibile complessità delle percezioni diverse, non solo di uomo e cane, ma di tutti gli esseri senzienti. E poi il cane percepisce il mondo anche e forse di più attraverso l’olfatto, per non parlare di un pipistrello che potrebbe passare di lì e che interpreta il mondo integrando alla vista pure la geolocalizzazione, etc, etc. Ma non ho certo la presunzione di affrontare seriamente tutta questa complessità. Mi basta far notare che esiste, con un titolo didascalico e semplificativo anch’esso. Guarda caso, il “messaggio”, per via della sua semplicità, è risultato chiaro al pubblico che infatti ha acquistato centinaia di queste mie opere. E io sono contento di ciò, e di aver potuto pasticciare un po’ con la pittura senza immischiarmici davvero, prendendola un po’ in giro, e con il distacco anche fisico costituito dal telaio di alluminio spesso, arretrato e rivettato come se fosse un piccolo traliccio per sostenere una teca, più che una necessità espositiva. Nel mondo della salsa, di cui come sai sono parte, è possibile lo stesso gioioso abbandono all’interno della sua rigida struttura ritmica, che una volta assorbita e rispettata come codice anche relazionale di coppia, consente momenti di estasi in confronto ai quali – per me e per tante altre in quell’universo – ogni altra forma di espressione intellettuale, ma anche puramente sessuale, impallidisce. Rimando ad un volume in merito, che è in corso di stesura da anni ma che per il momento mi lascia insoddisfatto. Infine, non ho voluto includere immagini delle due ultime serie a cui sto lavorando e che sono forse le più importanti. Credo di essere riuscito a distillarvi parecchio di me. Un bel passo avanti. I primi campioni verranno presentati da Primo Marella a breve. Potrai vederli lì, o prima se ne avrai voglia. Spero che da questa raccolta che ti invio venga fuori il mio approccio fondamentale verso il mondo, fatto di grande meraviglia e di umiltà, di intensità e di leggerezza, dell’interrogarsi su ogni cosa, del considerare ogni sassolino in cui incespico la mattina uno spunto valido, fatto di zoom-in e zoom-out, dell’attenzione laterale, dal basso e dall’alto, da fuori e da dentro, del saltare di palo in frasca. Dello guardo di un cameraman danzante. E grazie per la tua richiesta di highlights. È stata la molla che mi ha spinto a rivedere un po’ tutto, cosa che faccio spesso e molto volentieri mentalmente ma non come archivista, e che mi è stata utile. Alcuni concetti si sono messi a fuoco meglio, alcuni titoli li ho cambiati chiarendo cose.
Ti saluto cordialmente Marco Mazzucconi
